Una crociera ci affonderà?

È uscito oggi il mio long-form per la rivista “Lucy” che approfondisce l’impatto ambientale e sociale del turismo crocieristico nel mondo.


Nel 1996 David Foster Wallace pubblicava Una cosa divertente che non farò mai più, celebre e molto citato reportage narrativo in cui lo scrittore tracciava un ritratto satirico degli statunitensi durante una settimana di crociera in mezzo al mare dei Caraibi. Nel giro di trent’anni la crociera, dalla vacanza lussuosa e per pochi descritta da Wallace, è diventata una forma di svago molto più popolare e accessibile. Le compagnie hanno dimezzato le tariffe, una settimana a bordo può costare meno di mille euro e la crociera non è più il “viaggio della vita”, bensì una vacanza da ripetere ogni anno. Secondo l’ultimo report “State of the cruise industry” della Clia, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche, l’82% dei passeggeri del 2024 tornerà a bordo nel 2025 e il 68% di chi non è mai stato in crociera ha il desiderio di farlo. Ma ora in Europa le amministrazioni locali stanno cercando di ostacolare questa forma di turismo, con l’eccezione dell’Italia che lo sta favorendo.

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