Articolo pubblicato sul Manifesto dell’8 luglio 2026.
RIMINI – Seidou Kourouma vive in un albergo a 200 metri dalla spiaggia centrale di Rimini. «Pago 800 euro al mese per una stanza singola. La struttura ospita solo lavoratori africani; per molti è l’unico modo per poter abitare in questa città». Quello in cui vive Seidou è uno dei 30 cosiddetti «staff hotel» sorti negli ultimi anni nel capoluogo romagnolo. Si tratta di piccole pensioni costruite negli anni Sessanta che non avevano più gli standard per competere nel mercato turistico né la possibilità di essere ristrutturate. A Rimini ce ne sono molte: su 1.378 strutture ricettive censite al catasto, circa 900 sono attive e 350 sono chiuse. Una piccola parte è stata convertita per ospitare i lavoratori al posto dei turisti.
Il fenomeno è iniziato nel 2021, dopo la pandemia che ha accentuato la crisi abitativa e turistica, ed è legale. «I proprietari hanno intercettato le esigenze di una fascia di popolazione svantaggiata, quella degli immigrati che non trovano casa nonostante abbiano un impiego», spiega Manila Ricci di Casa Madiba, un centro sociale che si occupa di diritto all’abitare e assistenza ai senzatetto a Rimini. «Il problema è che le norme non sono chiare e nessuno controlla. Così i gestori se ne approfittano con prezzi elevati e condizioni igieniche discutibili».
Prima di andare in uno staff hotel, Seidou ha cercato casa a lungo. «La maggior parte degli appartamenti è affittata solo ai turisti per l’estate e chi offre locazioni annuali non vuole stranieri», racconta il 31enne, che viene dal Gambia e fa il buttafuori in un night club. «Ho un lavoro fisso da 2.200 euro al mese, ma mi resta poco. Oltre agli 800 euro per la stanza, devo mantenere l’auto a Rimini e la mia famiglia in Africa. Inoltre sono costretto a mangiare fuori tutti i giorni». La struttura in cui vive Seidou, come la maggior parte degli staff hotel, non offre l’utilizzo della cucina perché non è a norma. «Preferisco acquistare cibo pronto, ma altri per risparmiare accendono fuochi sui balconi. Inoltre l’albergo è sporco, non c’è il servizio di pulizia e spesso salta la corrente». L’hotel in cui vive Seidou ha 29 stanze singole e doppie, tutte affittate a lavoratori. Due anni fa la questura di Rimini ne ha disposto la chiusura per venti giorni a causa di «gravi problemi legati all’ordine e alla sicurezza pubblica». Dopo le segnalazioni di alcuni residenti per schiamazzi notturni, la polizia aveva riscontrato irregolarità amministrative e penali.
Più fortunato è Mestari, 58enne tunisino che fa il portiere notturno in un albergo e vive in uno staff hotel nella frazione di Miramare: «Pago 500 euro al mese per una singola con cucina in comune. Siamo in venti, la sera ceniamo insieme e c’è un senso di comunità». Il problema è lo stipendio: «Prendo 1.500 euro per un contratto di sei ore e mezza al giorno ma ne lavoro dieci. Dovrei occuparmi solo di vigilare sulla sicurezza, invece mi viene chiesto di pulire i pavimenti, preparare la colazione, svuotare le asciugatrici e piegare le lenzuola. Una notte, mentre ero in lavanderia al quarto piano, un cliente ha rubato delle bottiglie dal bar all’ingresso. La proprietaria si è arrabbiata con me».
Entrando negli staff hotel fingendosi lavoratori alla ricerca di un alloggio, è facile ottenere informazioni. A luglio una struttura ha chiesto 750 euro per una singola, altre due 600 e 950 euro a posto letto in doppia, ma tutte precisano che «a settembre cala». Alcune infatti cambiano i prezzi a seconda della stagione. Lo testimonia Solayman Sauryang, magazziniere 31enne del Gambia. «D’inverno pagavo 450 euro al mese per una doppia con un bagno minuscolo e senza cucina. Con l’arrivo dell’estate il gestore ha aumentato a 600 euro a testa. Io e il mio coinquilino ce ne siamo andati. Il nostro stipendio non aumenta in alta stagione». Ora Solayman vive a Casa don Gallo, il dormitorio gestito da Casa Madiba che ospita persone in difficoltà. «Abbiamo 25 posti letto ma non bastano», dice Ricci. Secondo una ricerca del Centro servizi per il contrasto alla povertà di Rimini, in città ci sono 600 senzatetto (nel 2015 erano 300) e 240 di questi hanno un impiego regolare ma non riescono a trovare casa. Per Ricci «gli staff hotel colmano il vuoto delle istituzioni che non si occupano abbastanza di queste situazioni. Ma senza limiti di legge, i gestori applicano tariffe eccessive e non garantiscono i servizi essenziali come le pulizie. Per i turisti si fanno, per i lavoratori no. E così molte persone, oltre a subire i ritmi massacranti della stagione turistica, vivono in situazioni alienanti senza privacy né possibilità di mangiare a casa».
Un altro problema è l’impossibilità di ottenere la residenza. «Nonostante vivano stabilmente a Rimini, gli inquilini degli staff hotel non possono fare la carta d’identità, aprire un conto, accedere ai servizi sanitari», spiega Domizia Ferialdo di Casa Madiba. «Fa eccezione Romeo, che abita in un albergo da 5 anni e ha conservato tutte le ricevute per dimostrare e ottenere il suo diritto alla residenza. Ma pensiamo a cosa significhi vivere senza cucina per tutto questo tempo». Secondo Mestari è una questione politica: «Noi lavoratori stranieri mandiamo avanti la macchina del turismo ma siamo svantaggiati ed emarginati. I datori approfittano del nostro bisogno di avere un permesso di soggiorno. Bisogna uscire dal silenzio e denunciare».


