Se il turismo è il petrolio d’Italia, allora dovremmo dire che non è mai troppo. Ma se al turismo non poniamo limiti, da grande risorsa potrebbe trasformarsi presto, a fronte di un vantaggio per alcuni, in un danno per tanti. Un’analisi per lo speciale “Vacanze italiane” della rivista Il Mulino.
In questi tempi di crisi ecologica, anche per il turismo è necessario un cambio di prospettiva, a partire da un nuovo modo di concepirlo che non può essere quello del “turismo sostenibile”, retorica dietro la quale si sono rifugiati i rappresentanti dei poteri politico-finanziari legati a questo settore, non potendo più nascondere la deriva catastrofica del turismo di massa.
[…]
Quello del “turismo sostenibile” è un concetto per lo più ingannevole: se è forse vero che singoli progetti turistici possono essere sostenibili, uno sviluppo sostenibile globale basato esclusivamente sul turismo è semplicemente impossibile per la natura “mondofaga” di questa attività, come la definisce Rudolphe Christin in Turismo di massa e usura del mondo (eleuthera, 2019). Il “turismo sostenibile” non può sostituire le forme di turismo insostenibile; anzi rischia piuttosto di essere solo un’ulteriore offerta commerciale che andrà ad aggiungersi agli altri flussi e a compromettere altri territori e risorse, rivolgendosi peraltro a un certo tipo di clientela più benestante (e presumibilmente colta, proprio come avviene col cibo biologico, alternativa più sana ed ecologica rispetto agli alimenti industriali tradizionali, ma con costi maggiori del 60% che lo rendono un’esclusiva delle classi medio-alte). Non c’è alternativa al turismo nel turismo, e per questo occorre partire dal ripensare completamente questa pratica, pur senza negarla.
Troppo turismo
Se il turismo è il petrolio d’Italia, allora dovremmo dire che non è mai troppo. Ma se al turismo non poniamo limiti, da grande risorsa potrebbe trasformarsi presto, a fronte di un vantaggio per alcuni, in un danno per tanti. Un’analisi per lo speciale “Vacanze italiane” della rivista Il Mulino.
In questi tempi di crisi ecologica, anche per il turismo è necessario un cambio di prospettiva, a partire da un nuovo modo di concepirlo che non può essere quello del “turismo sostenibile”, retorica dietro la quale si sono rifugiati i rappresentanti dei poteri politico-finanziari legati a questo settore, non potendo più nascondere la deriva catastrofica del turismo di massa.
[…]
Quello del “turismo sostenibile” è un concetto per lo più ingannevole: se è forse vero che singoli progetti turistici possono essere sostenibili, uno sviluppo sostenibile globale basato esclusivamente sul turismo è semplicemente impossibile per la natura “mondofaga” di questa attività, come la definisce Rudolphe Christin in Turismo di massa e usura del mondo (eleuthera, 2019). Il “turismo sostenibile” non può sostituire le forme di turismo insostenibile; anzi rischia piuttosto di essere solo un’ulteriore offerta commerciale che andrà ad aggiungersi agli altri flussi e a compromettere altri territori e risorse, rivolgendosi peraltro a un certo tipo di clientela più benestante (e presumibilmente colta, proprio come avviene col cibo biologico, alternativa più sana ed ecologica rispetto agli alimenti industriali tradizionali, ma con costi maggiori del 60% che lo rendono un’esclusiva delle classi medio-alte). Non c’è alternativa al turismo nel turismo, e per questo occorre partire dal ripensare completamente questa pratica, pur senza negarla.
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