Otto lavoratori minorenni fanno gli animatori in un hotel della riviera romagnola per 850 euro al mese. Il titolare li fa alloggiare in un seminterrato fatiscente, che si allaga all’improvviso facendo loro rischiare la vita. Una brutta storia di sfruttamento, pubblicata sul Manifesto del 27 agosto 2025, che mi è stata raccontata in esclusiva da una delle persone coinvolte.
Sono le cinque del mattino del 24 agosto. Otto ragazzi stanno dormendo nello scantinato di un hotel in provincia di Rimini e vengono svegliati dall’acqua che sta invadendo la loro stanza. In quel momento sta passando il nubifragio che ha provocato ingenti danni in tutta la riviera romagnola, con raffiche di vento superiori ai 120 chilometri orari (corrispondenti agli uragani di primo livello) e 55 millimetri di pioggia caduti in un’ora, uno dei valori più alti registrati nell’ultimo secolo. Il fenomeno, chiamato downburst, ha fatto cadere almeno 500 pini tra Milano Marittima e Riccione, che in molti casi hanno distrutto le auto dei turisti.
Il temporale ha rotto il vetro di una delle prese d’aria del seminterrato in cui gli otto ragazzi sono stipati dal loro datore di lavoro. Hanno tra i 17 e i 18 anni e sono arrivati dal nord Italia per fare la stagione estiva come animatori. Prendono 850 euro al mese per otto ore al giorno perché dallo stipendio di 1.300 euro viene sottratto il costo del vitto e dell’alloggio, uno scantinato fatiscente con otto brande singole e due bagni esterni. Uno di loro gira un video, in cui si vede l’acqua entrare come un fiume. Arriva in pochi minuti alle ginocchia e i giovani raccolgono in fretta i loro effetti personali per cercare di salvarli. Nella camerata non c’è nemmeno un armadio, perciò tengono le valige per terra. Qualcun altro chiama il titolare che però non risponde prima delle 6, quando la tempesta è ormai passata. Tutti stanno bene, ma un cortocircuito avrebbe potuto trasformare l’incidente in tragedia.
«Abbiamo avuto tanta paura, non ci siamo ancora ripresi», racconta Ambra (nome di fantasia). È molto scossa ma non vuole denunciare il fatto né divulgare la sua identità perché teme per i suoi colleghi, che nel frattempo sono diventati amici. «Dopo questa esperienza non tornerò più qui, ma ho paura che gli altri non vengano riassunti, se emerge qualche dettaglio riconducibile all’azienda». Il video è agghiacciante, così come la sua testimonianza: «L’alloggio era molto scomodo, vivere in quelle condizioni per tre mesi è pesante anche se ci si abitua. Ma non ci aspettavamo che fosse anche così pericoloso. Avrebbe dovuto essere messo in sicurezza prima di farci dormire qualcuno». L’hotel nel quale lavorano i ragazzi non è lo stesso in cui alloggiano e non è chiaro se lo scantinato sia a norma per farci dormire delle persone. La mattina Ambra e i colleghi hanno dovuto recarsi al lavoro nonostante la notte di spavento: «Ci sono rimasta male. Abbiamo dovuto insistere anche per farci asciugare i vestiti, non abbiamo nemmeno uno stendibiancheria in stanza».
La pratica di far dormire i lavoratori stagionali in sistemazioni fatiscenti è diffusa in riviera romagnola. I datori spesso approfittano della disponibilità ad adattarsi dei giovani, che vengono da fuori regione per fare qualche settimana da barista, cameriere, bagnino o animatore. Agli stipendi già bassi vengono sottratti i costi di alloggio. La questione era stata sollevata da un 20enne che a inizio agosto aveva pubblicato un video su TikTok per mostrare la mansarda in cui avrebbe dovuto stare: «Sono a Rimini, dovevo fare l’animatore ma sto scappando perché non ho alcuna intenzione di vivere in un alloggio da schifo ed essere pagato una miseria», diceva nel video. «Ditemi voi se vi sembra normale per 650 euro al mese vivere in una situazione del genere, sottopagato e sfruttato». Anche in questo caso il suo stipendio avrebbe dovuto essere di 1.300 euro, come previsto dal contratto nazionale, ma c’era la decurtazione per vitto e alloggio. Il ragazzo era stato assunto tramite agenzia per lavorare in un hotel a 4 stelle.
I seminterrati sono particolarmente pericolosi durante gli eventi estremi provocati dal riscaldamento globale, che in Romagna sono più frequenti in quanto si tratta di un hotspot climatico. L’Adriatico, chiuso e poco profondo, si scalda più velocemente e fa accumulare in atmosfera più acqua ed energia, che poi si convertono in violenti temporali. Negli ultimi sei anni sono avvenuti tre downburst che hanno abbattuto oltre 7mila alberi, oltre alle quattro alluvioni tra il 2023 e 2024. Il tutto è aggravato dal suolo basso e pianeggiante, più esposto alle inondazioni, e all’eccesso di cemento che impedisce al terreno di assorbire l’acqua. Domenica in riviera romagnola si sono contati almeno 50 allagamenti oltre agli alberi crollati, che hanno colpito indistintamente le villette di Milano Marittima come gli scantinati in cui dormono i lavoratori stagionali nel riminese. La crisi climatica non fa distinzioni, ma chi vive in situazioni svantaggiate rischia sempre di più.


