Rimini è da decenni simbolo della turistificazione di massa. La sua immagine, legata a spiagge affollate e alberghi, oggi sta cambiando per volontà della giunta comunale, determinata a investire su Fellini e su una certa idea di cultura. Un articolo scritto con Giulia Penta per la rivista “Lucy. Sulla cultura”, nell’ambito dello speciale “L’estate affollata“.
Ogni località turistica ha una certa capacità di carico, superata la quale si comincia a parlare di overtourism. A causa soprattutto delle proteste che negli ultimi mesi hanno interessato varie località spagnole, quest’anno si è discusso molto del fenomeno, ma non in riviera romagnola. Sui 90 chilometri di costa da Cattolica ai lidi di Ravenna l’overtourism non si è mai sperimentato, nonostante il turismo di massa sia arrivato qui oltre sessant’anni fa.
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Questo territorio viene citato ogni volta che si parla degli effetti del turismo, sia in positivo che in negativo. Ma come non esiste il turismo – sarebbe più corretto parlare di turismi – così la riviera romagnola contiene anime diverse dentro di sé. Ciascuna località risponde a determinati bisogni e mercati, fasce di popolazione e capacità di spesa; dal turismo prevalentemente tranquillo e familiare ma altospendente di Cervia-Milano Marittima e Cesenatico, con boutique di alta moda e costosi alberghi, alle mete più economiche e popolari come Bellaria-Igea Marina e Gatteo Mare, fino a Rimini dove ce n’è per tutti, grazie alle sue dimensioni e alle politiche che hanno sempre arricchito, nel corso degli anni, l’offerta turistica locale. Simbolo della riviera romagnola e dotata di una spiccata individualità, Rimini è stata la prima destinazione a conoscere il boom del mercato turistico nazionale nel dopoguerra e ha rappresentato il modello di sviluppo per le destinazioni circostanti, anche in altre regioni.
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Per tre decenni, in Romagna tutto è rimasto fermo ai tempi d’oro degli anni Settanta e Ottanta, con un’economia che ha vissuto prevalentemente di rendita e priva di concorrenza, grazie alle folle di turisti abituali che scendevano dal nord Italia e dai paesi germanofoni per andare in spiaggia. Negli ultimi anni, di nuovo Rimini è stata modello per cercare di cambiare l’immagine ormai fuori moda e poco sostenibile della spiaggia romagnola come meta di un turismo affollato, rumoroso e legato solo alle 3S di sea, sun & sand. Ciò è avvenuto perché, nel nuovo millennio, dal turismo di massa si è passati al turismo globale: mentre prima si sceglieva la meta delle proprie vacanze sulla base delle proprie capacità di guida in automobile, oggi con i voli low cost si possono raggiungere luoghi a migliaia di chilometri di distanza in poche ore e a basso prezzo. Perciò amministratori e imprenditori romagnoli hanno iniziato a cercare di rendere l’offerta più sofisticata: consapevoli che l’alto Adriatico non poteva competere con le acque cristalline di Salento, Egitto, Albania o Croazia, diventate all’improvviso più accessibili, era necessario offrire qualcosa di alternativo.
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