Articolo pubblicato sul Manifesto del 18 ottobre 2025.
SAN GIUSEPPE DI COMACCHIO (Ferrara) – Lungo la costa di Comacchio c’è una storia di viticoltura arcaica che sta per scomparire. In questa fascia di litorale tra il delta del Po e la foce del Reno, nella località di San Giuseppe, le radici delle vigne affondano nella sabbia e i pioppi secolari fanno da tutori, assicurando la stabilità dei filari. Una tradizione agricola ormai abbandonata a causa della meccanizzazione agricola, ma rimasta viva in un piccolo terreno di origine marina. Qui la famiglia Mariotti conduce tre ettari in affitto dagli anni ’70, coltivando una varietà di vite unica al mondo. «È tra le poche specie indenni alla filossera, il parassita delle radici che all’inizio del Novecento ha distrutto la viticoltura tradizionale italiana», racconta Mirco Mariotti. «Questo afide è arrivato dal Nord America, sterminando le viti europee. Perciò nel giro di mezzo secolo in tutto il continente si è iniziato a piantare la vite nordamericana, che invece è immune alla filossera. Grazie a una tecnica sviluppata in Francia, i viticoltori hanno imparato a innestare la vite europea sopra le radici della vite americana per salvarla dal parassita».
I vitigni di Mariotti fanno eccezione. «Questa zona isolata è sopravvissuta alla filossera grazie al suolo sabbioso. L’afide non riesce a fare il nido nel sottosuolo, perché gli crolla la terra addosso. Quindi riusciamo a piantare la vite europea “a piede franco”, senza il portinnesto americano». Anche per questo motivo, i filari di Mariotti sono iscritti all’Albo dei vigneti storici dell’Emilia-Romagna. Tuttavia queste piante così particolari saranno presto sradicate. I proprietari dei terreni hanno deciso di venderli a un colosso locale dell’orticoltura che possiede quasi tutti i campi nella zona. «La cessione dovrebbe avvenire a novembre e il nuovo titolare vuole abbattere tutto per coltivare il terreno ad asparagi», afferma Mariotti. «Da affittuari non possiamo opporci né permetterci di acquistarli. La nostra piccola azienda non riesce a competere con i grandi capitali dell’agricoltura intensiva».
A un chilometro di distanza dai terreni di Mariotti c’è Lido di Pomposa, una delle sette località balneari di Comacchio che ogni estate nel complesso registrano oltre due milioni di presenze turistiche. Durante la stagione si sentono in lontananza il traffico della statale Romea e gli annunci del fonospiaggia per cercare i bambini che si perdono in spiaggia, ma da questo terreno sembra di essere in un altro mondo. L’area fa parte di una riserva chiamata “Bosco Eliceo” e ai suoi confini c’è un’antica foresta di lecci abitata da una colonia di daini e attraversata da una paleo-duna. Durante il Rinascimento la linea di costa arrivava qui e il ducato degli Estensi utilizzava la zona come riserva di caccia. Oggi ricade nella rete europea dei siti Natura 2000, che prevede alcuni vincoli paesaggistici ma non impedisce il cambio di coltivazione.
«Grazie alle peculiarità ambientali del luogo, produciamo quelli che chiamiamo i “vini delle sabbie”», sottolinea Mariotti. «La vicinanza del mare rende l’ambiente umido e salmastro, contribuendo al carattere dell’uva. Provo molta amarezza a pensare che non ci sia l’interesse a proseguire questa tradizione». L’attività vinicola è stata avviata da suo padre Giorgio negli anni ’70, ma affonda le sue radici in tempi molto precedenti: «Questi vigneti sono qui da tempi immemori, quando venivano utilizzati dai contadini locali per prodursi il vino destinato all’autoconsumo domestico», racconta Mariotti. «Lo chiamavano “vin di bosco”». Nel tempo la quasi totalità dei campi circostanti è stata acquistata da pochi grandi proprietari, che grazie ai prosciugamenti effettuati con le bonifiche, hanno trasformato l’area in un enorme latifondo agricolo sfruttato in modo intensivo. Lo stesso è accaduto col turismo, che ha comportato un’estesa cementificazione del litorale di Comacchio. Il vigneto di Mariotti è una piccola oasi in mezzo a enormi condomini e seconde case, separata solo dal bosco. Poco lontano si sta costruendo un nuovo campeggio a cinque stelle da 200mila metri quadrati, in parte finanziato dai fondi europei del piano NextGenerationEU. Legambiente ha denunciato l’eccessivo consumo di suolo provocato dall’operazione.
Per proseguire la sua attività Mariotti ha trovato un altro terreno sabbioso ad Argenta, sempre in provincia di Ferrara. «Ho commissionato dei rilievi per accertarmi che le caratteristiche del suolo fossero simili», riferisce. «Porterò via alcune piante prima che vengano estirpate e le trasferirò lì. Il nuovo campo si trova a 50 chilometri dal mare, perciò l’uva non nascerà con le stesse caratteristiche. Ma almeno avrò preservato la genetica della vite». Questi vigneti sono sempre stati riprodotti per propaggine: significa che le radici e il ceppo sono rimasti gli stessi. Una caratteristica che rende indefinibile l’età del vigneto di Mariotti: «Le piante attuali hanno circa 80 anni, ma si sviluppano su radici secolari. Il concetto umano di età non può essere applicato a questi filari». Le moderne tecniche di viticoltura, invece, estirpano le piante meno produttive per mantenere solo quelle che danno il vino di migliore qualità, all’incirca come si fa con le razze canine. «Ma in questo modo non si dà ai vitigni la possibilità di adattarsi al clima e all’ambiente, come invece hanno fatto queste piante grazie a una lenta evoluzione genetica».
Il viticoltore ha tentato di far capire alla nuova proprietà l’importanza storica e ambientale del vigneto, chiedendo di continuare a gestirlo in affitto. «Non c’è stato nulla da fare», dice. «Mi hanno risposto che la vite non rende, che conviene piantare gli asparagi. Eppure persino la grande distribuzione oggi ha interesse a commercializzare il vino ottenuto da una vite così rara. Nel tempo è aumentata la sensibilità dei consumatori per questi prodotti di nicchia a di qualità, che hanno trovato un proprio mercato». Ma la zona di Comacchio sembra essere rimasta ancorata alle vecchie logiche industriali, nel turismo come nell’agricoltura.


