Concessioni balneari, le gare e i rischi del libero mercato

foto di G. Baratta

Con l’approvazione del disegno di legge sulla concorrenza si avvia un cambiamento epocale per la gestione delle concessioni demaniali marittime, quelle su cui insistono gli stabilimenti balneari italiani. Un’analisi per la rivista Il Mulino.


Secondo quanto previsto dall’articolo 3 del ddl Concorrenza, varato alla Camera il 26 luglio, entro il 31 dicembre 2024 tutte le concessioni balneari in essere dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche e trasparenti. Eppure, se all’apparenza sembra di trovarsi davanti alla tanto decantata «apertura al mercato» in un settore finora «chiuso alla concorrenza» (questa è almeno la percezione dell’opinione pubblica, alimentata dai media generalisti che nel raccontare la vicenda delle concessioni balneari, come vedremo, sono sempre stati colpevoli di superficialità e faziosità), in realtà le disposizioni della legge in materia di spiagge aprono a diverse criticità e sono piuttosto vaghe in troppi punti, demandando l’attuazione della riforma a un successivo decreto attuativo. La futura gestione dei litorali italiani è insomma in realtà ancora tutta da scrivere, e potrebbe essere persino peggiore rispetto a quella che abbiamo conosciuto finora.

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